INCONTRI CON LA CLASSICA – RITRATTO DI RALPH VAUGHAN WILLIAMS

Fotografia di Yousuf Karsh (1949)

Di Vaughan Williams mi ha sempre affascinato la longevità. Se pensiamo che viene alla luce quando muore Mazzini (1872) e che se ne va lo stesso anno in cui sale al soglio pontificio Giovanni XXIII (1958). Quasi 90 anni di Storia che, nel flusso di quella musicale, passa dai valzer viennesi al rock’n’ roll, attraverso il jazz, l’avanguardia e la canzone popolare.

Alla luce di questi rivolgimenti, la carriera musicale di Vaughan Williams ha richiesto delle necessarie catalogazioni stilistiche quasi di carattere tassonomico, perché il suo eclettismo non è che il prodotto di precise scelte maturate nel tempo. Inoltre Vaughan Williams ha suscitato in me sempre enorme curiosità in quanto rappresentante di quella cerchia di compositori del Novecento storico che, in quanto inglesi, sono stati sovente trascurati. A lui aggiungo Holst, Walton, Delius, Bax, Tippett e Britten.

No, non fu una questione nazionale (né tanto meno nazionalistica), ma sappiamo come un certo manicheismo adorniano avesse polarizzato l’estetica musicale novecentesca secondo due schieramenti, come se ci fosse (stata) una destra e una sinistra anche nell’arte. Schönberg l’innovatore a sinistra, Stravinsky il conservatore a destra. C’era molta ideologia tra la critica musicale. E chi non si schierava, restava al guado tra avanguardia e tradizione, magari continuando a fare musica (come Bartók, Prokof’ev, Ives, Janaček et alia).

I britannici, eccentrici per natura rispetto alla continentalità (anche culturale) europea, sono già fuori dal parlamento adorniano senza troppi complimenti; o meglio: nel Regno Unito, pur restando viva l’attenzione verso quel che accade tra Parigi e Vienna, si tende una strada alternativa, volta alla riscoperta delle radici locali e di un melos ricco di componenti anglosassoni e celtiche. Ci si vuole, prima di tutto, emancipare dai profili muscolari sinfonici di marca teutonica, ma, al tempo stesso, senza indulgere in troppe rarefazioni come si in Francia fanno gli impressionisti musicali.

Questo accade sul finire del secolo XIX: le nuove generazioni (vedi Vaughan Williams e l’amico Gustav Holst, quello del poema sinfonico The Planets) eviteranno gli errori dei padri (c’è chi sente ancora retrogusto di crauti in talune pagine – pur vagamente brahmsiane – di Elgar) e si muoveranno lungo il nuovo secolo con metodo speculativo.

Chi suddivide la parabola di Vaughan Williams in  tappe non sbaglia e ci offre l’opportunità, non solo di seguire un iter formativo personale, ma pure quale sia stata la prospettiva di un musicista britannico del Novecento storico, al di fuori degli assi portanti continentali (in una possibile terza via “non allineata”). Vi consiglio di leggere la voce dedicata al musicista nel Repertorio di musica sinfonica curato da Piero Santi (ed. Ricordi / Giunti): da lì si capisce come un giovanissimo Vaughan Williams si sia appassionato al repertorio popolare della sua terra, con un duplice sguardo al passato (Elgar) e al presente (Ravel), per poi affondare le proprie mire creative nelle radici elisabettiane (denotando un’invidiabile sintonia con le coeve riscoperte neoclassiche di altri colleghi). Durante la maturità, si misurerà con le grandi forme, come la sinfonia a cui arriverà tardi (un po’ come successe a Brahms), genere di cui i frutti si raccoglieranno fino agli ultimi giorni (la sua Sinfonia n. 9 verrà chiusa un anno prima della morte). Il suo eclettismo lo porterà a toccare vari settori espressivi come quello della colonna sonora, dell’incidental music per il teatro, per non parlare dei “commenti sonori” per la BBC; sul classico non si fece mancare nulla dalle composizioni corali ai concerti per strumento solista e orchestra. Per chi non conosce Vaughan Williams, consiglio due pagine assai famose e “dirette”: una è la Fantasia sul popolare tema di Greensleaves ; l’altra quella sorta di movimento concertistico per violino e orchestra che passa sotto il nome di The Lark Ascending. Entrambe le clip sono tratte dai prestigiosi BBC Proms. Buon ascolto. (Riccardo Storti)

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