ANGELO BRANDUARDI CON FABIO ZUFFANTI – “Confessioni di un malandrino” (Baldini e Castoldi, 2022)

In questa caldissima estate va giù bene: è una bibita fresca, leggera e ricca di vitamine aneddotiche. Liscia, senza scorie e impurità, distillata goccia dopo goccia: il racconto di Branduardi diventa romanzo avvincente e avventuroso, grazie al piglio narrativo conferito da Fabio Zuffanti. 

Conosco Fabio: lui si è messo lì con l’umiltà dello scrivano, attento all’ascolto di ore e ore di chiacchierate con il musicista. Dirò di più: da quelle sessioni ha saputo carpire la storia naturale della vita di un artista, traducendo in scrittura la forza affabulatoria del trovatore a cui siamo abituati ogni volta che ne riascoltiamo le canzoni.

Zuffanti è un po’ un Rustichello da Pisa alle prese con Il Milione musicale di Angelo Branduardi, viaggiatore di suoni nello spazio e nel tempo.

E noi lettori, fino dalla prima pagina, viviamo subito l’esperienza virtuale di salire a bordo di un bastimento carico di prodigi, pronto a traghettarci verso terre vissute, esplorate e degne di essere raccontate come favole tra quotidianità e pentagrammi. 

Il mondo di Branduardi è complesso e semplice al tempo stesso: complesso perché ogni dettaglio è il capo di un filo d’Arianna che non sai dove possa condurti (a fronte talvolta di piacevoli sorprese); semplice perché ogni mossa del compositore ha una molla primordiale, la curiosità, vera stella polare di ogni passione da quando cominciò a toccare le corde del primo violino. 

Una galleria di esperienze e persone (Fortini, Buckmaster, Faletti, Maurizio Fabrizio e Morricone, le stazioni salienti) che ci mostra anche una visione del “fare musica” attraverso i decenni (ah, gli appassionati di progressive italiano troveranno non poche chicche inedite che coinvolgono band come Il Rovescio della Medaglia, Banco del Mutuo Soccorso e Orme).

Non manca il Branduardi privato che si apre con delicatezza lasciando tra le righe pensieri e – se abbiamo la sensibilità per rilevarli – consigli preziosi. Da genovese non posso non apprezzare la manifestazione d’affetto per la nostra città che lo adottò durante l’infanzia (poi scopri pure che si trovò a cantare in un coro a Torrazza in Alta Valpolcevera, luogo che raggiunse con il mitico trenino di Casella).

Completano questo mirabile volume una poderosa discografia e bibliografia in appendice. (Riccardo Storti)

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